Le persone del Rifugio

da sinistra: Renzo, Alessandra ed Erika

Pablo

Alessandra

Il suo guardaroba sembra poco coerente, ma riflette le almeno due anime che la abitano. La milanese da ufficio e l’amante degli animali e della natura intorno a loro e a noi. Il tutto sempre condito di poesia, romanzo e parole parole parole, e pensieri pensieri pensieri, perché vive e lavora tra i libri, e un paio ne ha pure scritti. Quindi fa questo minestrone di identità, e poi se la cava sempre con qualche ballata in rima, che butta tutto sul ridere. Con Erika ha ideato e gestisce il Rifugio del Possibile, e accompagna i gruppi nei trekking proponendo letture in cammino. Ha conosciuto lei e Renzo grazie all’asino Pablo, che l’ha portata da loro un bel dì. Si ricarica camminando in solitudine, poi torna e guarda orgogliosa e felice i suoi bastoncini. Vuole fare troppe cose, ma non sa vivere diversamente, e allora le fa, ed è piena di passione, o forse si dice pathos. “La vita – dice – mi commuove”.

Cheope

Erika

Nata tra il lago Maggiore e il Lago di Mergozzo, da ragazza fuggiva in moto sulle montagne che lo circondano. E così ne ha fatte un po’ di tutti i colori. Come avrebbe potuto resistere ancora alla vita da impiegata a Milano? Per un po’ è andata bene, ma poi basta. E dunque, con Renzo, eccola aprire il Residence la Bellotta (ora B&B Casa Bellotta) tornando dalle parti di quell’acqua e di quelle cime che ben conosce. Diventa guida escursionistica ambientale e si circonda di verde. Adora le piante, le erbe, la corteccia, i rami strani. E naturalmente anche gli animali, gatti per primi ma anche le altre bestiacce tutte. Per qualche tempo ospita amiche api nelle arnie in giardino. Dieci anni fa scopre il tiro con l’arco, impara la tecnica e fa lunghe pensate sul carattere meditativo di questo sport. Insieme a Renzo gestisce il B&B, e come lui fa dell’accoglienza, in generale, il suo punto di forza. Con Alessandra accompagna gruppi nei trekking letterari dei Viandanti Ignoranti, crea e gestisce il Rifugio del Possibile. E poi scappa nei boschi, per capire se stessa e le cose.

Ayari detto Ciccio

Renzo

La sua età è importante, e lui la porta con disinvoltura nonostante le ginocchia un po’ cosi. D’altra parte quelle gambe l’han portato in giro tanto, e a condurre mille vite. Da Milano alla Liguria e poi in Piemonte. Dalla gestione dell’albergo a San Romolo alla vendita di pneumatici a Sanremo: si direbbe mai? E poi alla Bellotta, ad accogliere i clienti e gli amici di passaggio perché voleva vivere in una comune e un po’ ci è pure riuscito a costruirla. Migliaia di vinili l’hanno accompagnato sempre e ancora passa giornate a indagare la musica, scovare voci, tornare agli anni Settanta o guardare ai trap dei nostri giorni. Mica fa lo snob, mica fa il vecchione: prima di giudicare ascolta. Dunque se volete conoscere musica nuova chiedete a lui. Ama la gente, adora parlare di filosofia e psicanalisi. Ma quando si stufa se ne va, senza troppi salamelecchi eppure col sorriso gentile. Boh, chissà come fa. Chiunque lo conosca, poi va via dicendo Noooo, ma dai, ma Renzo è un mito.